TACCUINO PER IL SINDACO V – Di Anna di Tella (avvocatessa di Guidonia)

Il termine “trasformazione digitale” non è affatto una tendenza dell’ultima ora. Da anni è argomento di studio e di dibattito. La progressiva diffusione, in maniera esponenziale nell’ultimo ventennio, di social media e dispositivi mobili ha favorito l’introduzione di nuovi metodi radicali di comunicare e di fare business. Ed ancora, il commercio online e le transazioni basate sul web hanno preso il sopravvento non solo nel settore retail, ma anche nel settore bancario e dei servizi.

Il processo di evoluzione dei modelli aziendali, basato sugli avanzamenti tecnologici, la cosiddetta trasformazione digitale, non si limita a migliorare processi dedicati, ma consente di reinventare qualsiasi settore su vasta scala.

La digital transformation non è quindi un prodotto o una soluzione da acquistare, ma un approccio che ha un impatto su tutto ciò che ci circonda, sul territorio in cui viviamo.

Il processo di “Transizione Digitale” è un tema più che mai attuale anche nell’ambito della pubblica amministrazione localeove vi è come obiettivo quello della realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, che offra servizi pubblici digitali facilmente utilizzabili, sicuri e di qualità, tali da garantire una relazione trasparente e aperta con i cittadini.

Come evolvono le città per diventare più a misura d’uomo, sostenibili, efficienti ma anche digitali?

Se proiettiamo la nostra quotidianità in un futuro non troppo lontano, possiamo facilmente immaginare di muoverci in una realtà urbana intelligente: una società che gestisce i servizi in maniera integrata per facilitare la vita delle persone grazie al digitale.

Il processo di trasformazione verso la città intelligente è già in atto da alcuni anni. In Europa nel 2012 è stata lanciata l’iniziativa della Commissione Europea Smart Cities and Communities European Innovation Partnership con finanziamenti per coordinare gli investimenti nelle aree urbane per sostenere i progetti nel campo dell’energia, dei trasporti e delle tecnologie dell’informazione e telecomunicazione (ICT).

Una Smart City è l’effettiva integrazione di sistemi fisici, digitali e umani nell’ambiente costruito per offrire un futuro sostenibile, prospero e inclusivo per i suoi cittadini.

Insomma la smart city è una città che gestisce le risorse in modo intelligente, sa stare al passo con le innovazioni e con la rivoluzione industriale, mirando a diventare economicamente sostenibile, energeticamente autosufficiente, oltre che attenta alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini.

Recentemente, con l’emergenza sanitaria Covid-19, che ci ha costretti ad un modo nuovo di affrontare la quotidianità, questo processo di transizione digitale ha subito un’accelerazione.

Affinché poi una città all’avanguardia sia effettivamente inclusiva per tutti, anche per i meno giovani e i meno avvezzi alla tecnologia, sarebbe utile che, l’amministrazione locale realizzi un luogo attrezzato, pubblico, per l’accesso assistito alle risorse digitali, alle tecnologie ed alla crescita delle competenze digitali.

Il digitale deve essere una opportunità e non una barriera per i cittadini che devono poter vedere dispiegato in pieno il proprio diritto di cittadinanza.

Questo centro di inclusione digitale, presidiato da personale deputato a svolgere il compito di “facilitatore digitale”, potrebbe essere posizionato in una zona del territorio comunale centrale e facilmente raggiungibile. Sarebbe certamente utile per favorire i cittadini che hanno l’esigenza di usare servizi digitali, ma anche per le imprese che intendono confrontarsi con altri soggetti su temi legati al digitale, utile, poi, per le scuole ed agenzie formative (come luogo di formazione e confronto), per lavoratori autonomi, per professionisti che hanno bisogno di uno spazio di lavoro in via temporanea o occasionale, nonché utile per associazioni che vogliono promuovere momenti di formazione e informazione.

I diritti del cittadino digitale sono illustrati all’interno del Codice Amministrazione Digitale, noto con l’acronimo CAD, istituito con il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 179 e poi con il decreto legislativo 13 dicembre 2017 n. 217 al fine di promuovere e rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale.

L’ articolo 17 del Codice dell’Amministrazione Digitale obbliga tutte le amministrazioni a individuare un ufficio per la transizione alla modalità digitale – il cui responsabile è il RTD – a cui competono le attività e i processi organizzativi ad essa collegati e necessari alla realizzazione di un’amministrazione digitale e all’erogazione di servizi fruibili, utili e di qualità.

Con la Circolare n.3 del 1 ottobre 2018, adottata dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, si sollecitano tutte le amministrazioni pubbliche a individuare al loro interno un RTD, ovvero un responsabile per la transizione digitale, figura dirigenziale all’interno della PA che ha tra le sue principali funzioni quella di garantire operativamente la trasformazione digitale dell’amministrazione, coordinandola nello sviluppo dei servizi pubblici digitali e nell’adozione di nuovi modelli di relazione trasparenti e aperti con i cittadini.

Questo approccio di apertura alla digital trasformation è mancato nell’attuale amministrazione comunale che, pur governando la città da oltre quattro anni, soltanto con il recente Decreto Sindacale del 21/12/2021 ha provveduto a nominare un RDT (responsabile della transizione digitale).

Il mondo è diventato digitale. Abbiamo lo smartphone perennemente tra le mani, utilizziamo il computer per lavorare e per svagarci … sarebbe davvero utile poterlo utilizzare anche per poterci relazionare con la pubblica amministrazione, soprattutto quella a livello comunale, che dovrebbe essere pronta a confrontarsi con i cittadini con una mentalità sempre più digitale, promuovendo meccanismi che possano garantire una efficace istruzione  digitale alla collettività, così da rendere sempre più agevole l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione da parte della cittadinanza.