L’Italia consacra il trentennale di Tangentopoli iniziando a contare dal primo arresto per malversazioni al Pio Istituto Trivulzio che misero agli arresti Mario Chiesa. A Guidonia l’ondata dell’inchiesta della magistratura iniziò prima con la decapitazione di buona parte della classe dirigente di allora. Sia sul locale che sul nazionale la fenomenologia degli arresti non fece sconti alla classe politica. Era saltato quel tappo dell’omertà di coloro che per accedere a gare pubbliche si vedevano da decenni costretti a pagare al politico di turno. E non si tratta solamente dello smantellamento del Muro di Berlino col suo simbolismo terrorizzante del socialismo reale russo che incombeva. “Erano finiti i soldi” – come ebbe a dire Galloni in un’intervista in cui si cercava di riconnettere una spiegazione sulla fine di un’epoca.

A ben guardare la difficile convivenza tra poteri ha caratterizzato dal Secondo Dopoguerra la democrazia italiana. Non ci sono state epoche senza prestigiose inchieste e clamorosi arresti. Si pensi allo Scandalo Lockheed (1975) o la Loggia P2 (1980) solo per citarne alcuni. Era emblematica la frase del braccio destro di Andreotti, Franco Evangelisti, che per spiegare come si sistemavano le difficoltà nella corrente o tra correnti Dc, vigesse la frase poi estesa e rimasta famosa: “A Fra’ che te serve?”

Non era nuova la percezione della corruzione in Italia, tanto era diffusa. IN alcuni ambiti si trovava fosse fisiologica perché doveva contrastare alla necessità di foraggiare personaggi politici e le organizzazioni in virtù del fatto che in Italia c’era il Partito Comunista Italiano che aveva appannaggi dall’Unione Sovietica per cui si doveva rivaleggiare almeno alla pari con l’avversario di classe. Ma il Pci dopo “lo strappo” avvenuto nel 1983 aveva smesso di godere di questo vantaggio. Esisteva e persisteva, invece, quell’irrequietezza del sistema di creazione del consenso attraverso il fare per cui l’arricchimento del singolo era la prova della sua capacità di costruire su di sé altra forza.

Solo che in quei primi anni Novanta tutto il paese fu attraversato da una mostruosa crisi finanziaria e da un declino verticale dell’edilizia che riguardò anche Guidonia. La crisi fu tutta lì. Da lasciare alla tendenza mitologica dei cronisti invece le storie sulla lotta di classe tra magistratura e politica. Emblematico e teatrale fu l’episodio successo proprio a Guidonia dove in pieno processo tangentizio al sindaco Giambattista Lombardozzi, arrestato, fu concesso di partecipare al Consiglio comunale. Quale migliore situazione per inquinare le prove?

Accanto a un processo sommario che voleva tagliare una specifica parte della classe dirigente del nostro paese accusandola di incapacità nella gestione della nuova crisi, il Palazzo ha tenuto, rigenerandosi. E’ il collegamento con la società che è mancato e i suoi effetti si sono visti sempre più fortemente con l’affermazione del populismo, da una parte, e del movimentismo pentastellato, dall’altro.

La Storia dando ragioni e torti, livellando queste ondate a ciò che meritano, ha ricostituito nuove dirigenze sempre meno qualificate perché portate ai ranghi del comando in tempi troppo veloci. La mancanza di formazione e personalità rende questo nuovo mondo sempre più sotteso a quel che c’è e incapace di un progetto. Ed è questa l’eredità che lascia Tangentopoli.