L’ex dirigente del Personale di Guidonia si congeda dal corso terrestre per entrare nel novero degli uomini giusti

Ci ha lasciato Giuseppe Trepiccione. Dirigente del Comune di Guidonia per tanti anni, quelli che hanno scritto la sua storia epica, dal periodo della costruzione, della sua bella epoque, al dissesto, al recupero funzionale. Giuseppe Trepiccione in ciascuna di queste fasi non ha mai vestito ruolo di protagonista, ma è sempre stato vicino ai suoi leader: fuori di perifrasi, da tutti riconosciuto come il cognato del Senatore Antonio Muratore. IL suo apporto è sempre stato quello di una persona a servizio del buon servizio della sua città. Senza mai una fuga in avanti, lui che poteva vantare credenziali negli anni eroici, che tanti piccoli uomini urlanti neanche sognavano, Giuseppe ha sempre trovato la parte buona della risposta buona da dare ad ogni problema. Credo sia impossibile trovare qualcuno che a denti stretti possa dare una versione non confacente al suo animo umanitario e sempre disponibile.

La figura di Giuseppe Trepiccione si staglia nella storia di questa città e del sistema-paese come rappresentante di un esercito di persone che ne costituisce la sua forza: quelli che si svegliano la mattina e vanno a lavorare con la disposizione di fare un passo indietro al cospetto di chi monta nei posti di comando. Tutto questo, però, senza perdere la spina dorsale. Tenendo la schiena sempre dritta. Senza mai dimenticare il senso del limite, perché nella cultura del limite si è forgiata la loro generazione di persone che prima del proprio narcisismo hanno messo la loro famiglia, la città, la loro nazione, che in fondo sono la stessa cosa.

Diversamente dagli altri che trasgrediscono i comandi e alzano l’asticella nel tentativo di segnare un’evoluzione per la propria comunità (ma soprattutto perché ci si ricordi di loro) le persone come Giuseppe Trepiccione hanno sempre tenuto in disparte l’immagine propria. Decisivo per lui, che le cose avessero un senso per la funzionalità di quello di cui si trattava. Mai importante chi ci metteva la firma, chi siglava, chi appariva. Perché importante è che emerga quello di cui i cittadini hanno bisogno: servizi, infrastrutture … Non chi appare.

Nella mia esperienza di Guidonia, il ricordo personale di un mio momento di stizza per il ruolo di necessaria seconda fila nel quale i meriti per idee e lavoro andavano ad altri. Lui col sorriso di chi c’è già passato: “perché prendersela? gente come noi sta qui per questo”.

Guidonia deve salutare questo uomo con grande rispetto e anche affetto. Senza di lui, come emblema di tante persone che lavorano per questa città, Guidonia non sarebbe la Guidonia di oggi. Sarebbe peggiore. L’impegno operoso di tanti suoi cittadini oggi deve segnare il nuovo corso di crescita. E, in definitiva, solo su questo può puntare Guidonia oggi, come il resto non-sistema-paese. Su uomini che si alzano la mattina e lavorano. Veramente. Ma insieme non abbassino mai il livello di guardia, che mantengano sempre spina dorsale, la schiena dritta.

Ed è così che Guidonia deve salutare Giuseppe Trepiccione. Nella speranza di trovare tanti altri suoi concittadini che vogliano seguire il suo esempio.