Tre settimane per riflettere sull’istituzione del Registro comunale anche a Guidonia

comunicato.stampaNella sua storia Guidonia non si è mai fatta attanagliare da questioni politicistiche. Sicuramente non lo farà ora. Il comando per cui ciascuno è libero e indipendente sul voto per realizzare anche a Guidonia il Registro comunale delle unioni civili sortirà l’effetto di dividere senza lasciare il solco. Le divisioni, quelle vere, in questa città avvengono su temi dirimenti, tipo: cubature, assegnazioni opere, incarichi e appannaggi. Qualsiasi effetto dovesse sortire il voto, la maggioranza sopravviverà. E poi l’apertura di Silvio Berlusconi copre ogni fuga di liberi pensatori. Il Consiglio comunale quindi dovrà confidare sugli esponenti che si ispirano espressamente al cattolicesimo praticante – Anna Maria Vallati, Stefano Sassano, Michele Venturiello, Antonio Tortora – per dare vita a un dibattito degno e a una discussione che non riprenda i soliti temi laicistici.

Ma in Consiglio comunale a Guidonia c’è anche un fronte laico a Centrodestra che sicuramente avversa questo registro. E’ Alessandro Messa che su questo notiziario aveva già etichettato come modaiola questa tendenza politica.

Eppure il margine perché le argomentazioni non ovvie, sfavorevoli al Registro ci sono. E come!

Questa discussione è oramai datata perché il concetto di unione legalizzata attraverso un rito, sia questo civile che religioso, è sociologicamente superato. L’Istat proprio mercoledì 12 novembre riporta che in Italia i matrimoni scendono sotto i duecentomila. Ma anche i matrimoni con rito civile sono scesi a 82.512 (-9% rispetto al 2008)http://www.istat.it/it/archivio/138266 .
Questo non segna semplicemente il fatto che il matrimonio cede il passo alle unioni di fatto, ma soprattutto che la società concreta trova le sue contro-misure, senza bisogno di trovare nuove istituzioni, come il registro delle coppie. Tanto più in una formula senza senso, perché non si tratta di una riforma approvata in sede legislativa bensì una iniziativa risibile dei Comuni.

Ma anche se il registro delle unioni civili fosse legge avremmo il ridicolo di quattro forme di unione: matrimonio religioso, matrimonio civile, iscrizione al registro e comunque unioni di fatto non registrate.

Ben altro discorso è il riconoscimento al diritto di ereditarietà, di assistenza e reversibilità anche ai conviventi. Trattasi di legittime forme di tutela che confondere con una nuova istituzione significherebbe moltiplicare inutilmente le forme di more uxorio.

In questo dibattito il mondo cattolico continuerà a ripetere: “esiste solo un tipo di matrimonio ed è quello sancito da Santa Madre Chiesa“. Il rischio per loro è quello di essere minoritari, ma almeno avranno il merito di non cavalcare posizioni alla moda. L’unione tra un uomo e una donna, che oggi pare non avere più senso e spessore sociale, ha spessore solo per chi crede. Chi non crede può fare ciò che vuole della sua vita, unirsi, dividersi. Lo Stato faccia da notaio attraverso uno stato di famiglia che assegna diritti inviolabili. Ma creare l’istituzione del registro delle unioni si tradurrebbe come un matrimonio massimamente flessibile o di serie B. In un clima politico in cui si è in predicato di approvare un modo molto più agevole per rescindere il contratto laico del matrimonio civile, il registro delle unioni civili si smaschera come pretesto per arrivare alla sanzione delle unioni gay. Anche qui, la tendenza prevalente sarà quella di moda.