La crisi amministrativa apre nuovi scenari a Guidonia. La rottura col PD, le inquietudini dei Cinquestelle, il chiamare alle elezioni degli altri, impone il quesito sul nuovo quadro di alleanze. Ne parliamo con Michele Venturiello. L’avvocato, che da Setteville ha iniziato venti anni fa la sua marcia per dare specificità al quartiere e poi a Guidonia divenendone consigliere comunale, continua a fare il legale e il docente all’università di Roma Tre. Non ha cariche politiche o amministrative, quindi il suo parere è più libero. Dallo studio legale in via Sistina a Roma proviamo a immaginare scenari futuri. Non importa capire se gli stessi potrebbero vederlo nuovamente in gioco. L’avvocato è troppo abituato al riserbo e a far scoprire l’avversario prima di esporsi lui. Oggi si presenta ironicamente come quisque de populo. Ma l’ironico ‘cittadino qualunque’ sicuramente avrà un peso specifico nella dialettica che si aprirà.

Docente all’università di Roma Tre, ha pubblicato in materia giuridica, il suo è un punto di vista più illuminato che strettamente politico. Venturiello non crede che la crisi sia finita. “C’è una totale inaffidabilità degli attuali inquilini di Palazzo Guidoni. Non credo si arriverà ad uno scioglimento del Consiglio in tempo utile per votare a settembre. Ritengo che per convenienza e per impreparazione di alcune forze politiche (non tutte) si sceglierà di continuare nell’accanimento terapeutico in attesa della definitiva consunzione di chi è entrato al grido “siamo meglio degli altri”, per poi averci portato nello stato comatoso dei servizi comunali”. E sul futuro del suo partito Forza Italia: “Ciò che mi interessa è la riproposizione di un centra destra unito e soprattutto nuovo: nelle idee, nelle persone, nella capacità di abbandonare logiche personalistiche o vendicative che hanno segnato anche l’esperienza amministrativa tristemente terminata nel 2016. Questo, per me che sono un semplice iscritto e conto solo per il mio voto individuale, dovrebbe fare Forza Italia, consapevole della sua attuale forza. Con un centro destra unito si potrebbe allargare il perimetro di un’ipotetica coalizione di governo: per questo ci vogliono persone di sintesi, di prestigio e una squadra veramente all’altezza dei problemi, della città: esperienza, competenza, umiltà. Se queste condizioni non si verificassero, personalmente non mi sentirei di votare per un progetto riverniciato”. E sulle priorità per la città di Guidonia: Se mettiamo da parte la retorica del “buco”. Qualcuno un giorno mi farà l’elenco dei debiti e delle relative cause …

Ma poi riprende sulle priorità. c’è un enorme bisogno di normalità: servizi semplici che vengano erogati in modo semplice ed immediato, una ricostituzione dell’apparato amministrativo, una vera ed immediata digitalizzazione di tutto il Comune e chi fa resistenza potrà anche scegliere di lavorare altrove, una forsennata elaborazione di progetti per ottenere finanziamenti per la città, una maggiore cura delle nostre strade e degli spazi pubblici, una ricucitura urbanistica che è stata interrotta accompagnata da soluzioni innovative e da una vera rigenerazione urbana. Non ultimo, ci sono troppe categorie di persone che hanno bisogno di un sostegno concreto, penso ad anziani e alle tante disabilità che sono nascoste nei nostri palazzi e di cui una classe politica, nella quale ci sono stato anch’io, purtroppo è rimasta muta e sorda. Come vede nulla di nuovo, anche perché i cittadini chiedono al Comune cose semplici …. Ma ci sono anche i problemi irrisolti ancora presenti come macigni. Cominciamo dall’impianto TMB. Che farne? “L’unico rammarico sul TMB è che poteva essere progettato con una concezione più moderna, a recupero quasi integrale di materiale, ma oggi un amministratore dovrebbe porsi il problema di come controllare il ciclo dei rifiuti in modo che il privato che vuole trarre profitto dallo smaltimento dei rifiuti non lo faccia a danno della popolazione locale. Invece, assisto ad una costante: tutti coloro che hanno strillato per decenni contro la discarica, ogni forma d’impianto, il TMB, alla fine la loro posizione ideologica è stata la migliore alleata del privato che fa business perché di fatto ha escluso sempre di più il controllo pubblico del Comune, delegandolo ad altri a cui il nostro territorio non importa”… Una posizione coraggiosa e controcorrente. “Ovviamente non pretendo che gli ideologi di turno mi diano ragione, ma io ho la libertà di non dover correre dietro a nessun consenso”.

Altro macigno lasciato insoluto: i rapporti del Comune con le imprese del travertino. ”Ci sono prima di noi. Il dibattito a cui ho assistito da qualche tempo mi pare abbastanza surreale. Le imprese hanno degli obblighi di natura tributaria, di natura amministrativa (i limiti derivanti dalle concessioni), di natura ambientale. L’amministrazione deve esigere che ciò venga adempiuto. Ma visto che non scendiamo da Marte, dobbiamo trovare il modo per superare eventuali stalli. Il ritombamento, per esempio, mi pare evidente che possa essere compiuto con materiali che già le norme individuano come compatibili, con un’attenzione in più: la risorsa idrica sottostante le cave. Ma gli adempimenti di cui parlavo non possono essere dismessi o posti in secondo ordine. I controlli a questo dovrebbero servire. Anche le convenzioni di cui ho sentito parlare dovrebbero contenere questo, non altro”.

Una città che ha bisogno di maggiore coesione. “Siamo una Città giovane ed in espansione. Allora, lasciando noi adulti al nostro destino perché non pensare a politiche giovanili che coinvolgano gli studenti, creando occasioni culturalmente valide? Facciamo vivere il territorio (covid permettendo) alle giovani generazioni! Vi sono Associazioni, Parrocchie, centri sportivi, le scuole, un polo liceale importantissimo, volontari, sono tutti soggetti che più della classe politica possono creare una coesione sociale”… E chiarisce: “Non appartengo a coloro che pensano che il pubblico risolva tutto. Anzi, prendo a prestito il concetto di Big Society che i conservatori inglesi hanno tentato di portare avanti (D. Cameron): forse in un territorio come il nostro si può realizzare”. Ed esce l’idea di Guidonia. “Una difficile città alle porte di Roma, che fatica a pensarsi tale, ma i cui abitanti potrebbero stare meglio dei nostri cugini romani”.