Sembra quasi voler dire. Non conta essere di destra o di sinistra. Non conta aver vestito la camicia nera e fatto il saluto romano in occasioni pubbliche oppure aver lanciato molotov all’insegna dei “servi dello Stato” … Tutte queste figure, senza fare autocritica, hanno sfilato in liste civiche in diverse realtà comunali, in Italia, e in molti casi l’hanno spuntata ottenendo la vittoria elettorale presso i propri concittadini che pure li conoscevano benissimo.

È un segno che si deve cogliere negli elementi di novità di questo ultimo valzer elettorale dove, in definitiva, non ha vinto nessuno degli schieramenti tradizionali. Bensì ha preso forza questa nuova tendenza prevalente in diversi momenti del nostro paese. Emblema ne è Viterbo, che solitamente viene amministrata dal centrodestra, è riuscita a vincere in opposizione al centrosinistra arrembante, con molti personaggi riferibili allo schieramento che tradizionalmente ha governato la città, ma dentro un raggruppamento civico.

Pare proprio che, laddove non ci siano grandi concentrazioni urbane, i partiti battano in ritirata. Entrino in dissoluzione. Questo evento però non porta i cittadini a votare confermando il dato forte dell’astensione.

Quindi, lo scetticismo verso la politica resta. Si tratta del mancato riconoscimento nei confronti di coloro che si presentano nelle vesti degli schieramenti tradizionali. La possibilità di trovare un riscatto è quando il portatore di voti si candida in una nuova veste. Il dato contraddittorio alla raffigurazione di un paese oramai sfiduciato nei confronti dei partiti, infatti, arriva quando si guarda l’affermazione di questi apparenti -civici. Si nota facilmente, infatti, che ciascuno di questi è forte di un consenso elettorale molto pesante che è stato fornito dalla precedente esperienza politica.

Diversamente da quanto accaduto cinque anni fa coi Cinque Stelle i civici sono più politici-propriamente-detti di coloro che si presentano dentro liste elettorali con simboli tradizionali che tutti conoscono.

La ragione dei civici del Nuovo Polo allora sta tutta nel premiare coloro che hanno scardinato legami di appartenenza per entrare in questa grande compagine del ‘volemose bbene’ per trovare metodi di governo della città.

Conforta però la dichiarazione del neo sindaco Mauro Lombardo che promette ai guidoniani di riuscire a guadagnare la loro fiducia. Sa perfettamente che quella legittimamente acquisita gli vale per fare il sindaco, ma in senso strettamente politico è ancora poca cosa. Ancora non è stato unto dal consenso popolare. Si è fatto forte dei voti dei suoi grandi elettori. Tutto legittimo, vero e giusto. Ma ancora lontano per esser considerato nuovo in politica. Nuove sono solo le modalità per arrivare.

Alla maggioranza formata da questo vaglio elettorale e al sindaco in persona, vanno tutti i nostri auguri e l’incentivo a fare bene. Lo dobbiamo tutti, lo devono, a Guidonia.