Come si può dare l’avvio a un nuovo impianto in un’area così compromessa?

L’amministrazione ha dato seguito al quarto campionamento delle acque in falda nella zona afferente alla vecchia discarica all’Inviolata. Nelle precedenti tre rilevazioni si è rilevata l’esistenza di metalli e altre sostanze inquinanti. Dal Comune non si precisa le proporzioni di queste presenze. (L’acqua pura non esiste neanche in alta montagna).

Quando si avranno anche i dati di questa quarta rilevazione si analizzerà il tutto con Arpa Lazio e si andrà in Conferenza dei servizi. (Quindi c’è da dedurre che si è aperto un caso sulla questione emergenza inquinamento delle falde all’Inviolata). In sede di Conferenza si capirà quanto è grave il caso e quali azioni concrete necessitino. Debbono infatti essere attivate le attività di autentica bonifica del sito dove prima giaceva la discarica. Una voce importante a quel punto dovrà essere quella dell’azienda sanitaria locale.

Il senso di queste ricerche non va solo nella ricerca di attivare pratiche di bonifica dell’area, bensì evidenziare come l’area sia già fortemente compromessa e proprio perché oggetto di ricovero di rifiuti per circa quaranta anni.

Ma la logica di Roma Capitale potrebbe essere l’opposta: proprio perché già compromessa e con un casello autostradale facilitata ai contatti con il resto dell’area metropolitana, dovrebbe configurarsi nella realtà dove si farebbe meno danno. Sono i cittadini di Guidonia e i suoi amministratori che, col peso dell’isolamento sostanziale degli altri territori (le dichiarazioni non sono solidarietà effettiva), conducono questa battaglia in perfetta solitudine.