Tra inchiesta sulle mascherine, verifica della Corte dei Conti, il neo deputato fa fatica a dire addio

Nicola Zingaretti è stato eletto deputato della repubblica. Carica incompatibile con quella di presidente di un ente regione. Quindi, pur arrivato alla fine del secondo mandato, deve necessariamente dimettersi per consentire i lavori di scioglimento del Consiglio regionale e l’indizione di nuove elezioni.

Pare che il quasi-ex-presidente tergiversi. Ha dichiarato di voler attendere altre tre settimane prima di fare le valige da via Cristoforo Colombo.

Insorge Fratelli d’Italia con Marco Bertucci che fa parte dell’esecutivo della federazione provinciale romana. “Perché non dire la verità? Perché non dire che dopo il mascherina-gate, dopo gli accertamenti della Corte dei Conti, dopo la campagna elettorale indiretta fatta utilizzando il ruolo di governatore del Lazio, c’è bisogno di saldare i legami elettorali tra PD e M5S e di sondare eventuali nuove alleanze? Perché non dire che dietro al collegato c’è l’ennesimo atto di vassallaggio verso il PD e Roma Capitale, alla quale la Regione intende consegnare competenze specifiche sull’Urbanistica?”.

Marco Bertucci rilancia anche sul piano dei comportamenti che frappongono ragioni burocratiche davanti a scelte etiche che debbono essere preminenti. Essendo impegnato alla Camera dei deputati non potrà fare il governatore del Lazio. Si dimetta, quindi: “Nascondersi dietro l’approvazione del Collegato è una cortina di fumo, l’ennesima, – dice sempre Bertucci – che Zingaretti mette su: dia piuttosto immediatamente le dimissioni, e lasci questo ed altri atti importanti alla prossima amministrazione regionale. Il futuro del Lazio non lo riguarda più”.